Impianti fotovoltaici ed eolici: come funziona il superammortamento?

Scommettere sull’innovazione è vincente. E pure conveniente. Prendete l’energia. Gli impianti fotovoltaici ed eolici possono beneficiare del super ammortamento solo sulle componenti impiantistiche, alle quali risulta applicabile l’aliquota di ammortamento nella misura del 9%.


I vostri consulenti fiscali  vi spiegheranno anche che l’agevolazione è esclusa, invece, per la componente immobiliare, ad esempio i pannelli fotovoltaici integrati nella struttura e costituenti copertura o pareti di costruzioni. E’ esclusa anche per le torri di sostegno degli aerogeneratori delle centrali eoliche.
La norma sul super ammortamento consente di dedurre, ai fini delle imposte sui redditi, ammortamenti pari al costo di acquisizione del bene aumentato del 40%, escludendo dall’ambito applicativo dell’agevolazione gli investimenti in beni materiali strumentali per i quali sono già previsti coefficienti di ammortamento inferiori al 6,5%. La componente immobiliare infatti è soggetto a un coefficiente del 4%.
Per quanto riguarda invece le componenti impiantistiche, escluse dalla determinazione della rendita catastale degli immobili ospitanti le centrali fotovoltaiche/eoliche, non possono essere considerate “beni immobili” ai fini dell’aliquota di ammortamento. A queste componenti risulterà applicabile l’aliquota di ammortamento fiscale del 9% prevista per i beni mobili.

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Versamenti al coniuge o ex: deducibili?

Tempi di denuncia dei redditi. In molti chiedono: sono deducibili dal reddito complessivo i versamenti periodici effettuati al coniuge? Sì, secondo la legge, anche se residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Da un punto di vista fiscale l’assegno di mantenimento al coniuge rappresenta un onere deducibile per il soggetto che lo eroga e un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente per il coniuge che lo percepisce.
Sono esclusi invece gli eventuali assegni erogati per il mantenimento dei figli: se la somma indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria è comprensiva anche della quota relativa al mantenimento dei figli, si considera una quota del 50% del totale erogato, indipendentemente dal numero dei figli. Tale importo, inoltre, non costituisce un onere deducibile per il genitore che lo corrisponde.
Altre indicazioni in merito, da tener presente:
• non sono deducibili le somme corrisposte in unica soluzione al coniuge separato o divorziato; non possono essere considerati oneri deducibili nemmeno le somme corrisposte dal coniuge a titolo di quota di mutuo versata in sostituzione dell’assegno di mantenimento, nel caso in cui l’altro coniuge abbia comunque rinunciato all’assegno di mantenimento;
le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento Istat sono deducibili solo nel caso in cui la sentenza del giudice preveda espressamente un criterio di adeguamento automatico dell’assegno dovuto;
gli assegni alimentari periodici corrisposti dal contribuente all’ex coniuge, tramite trattenute sulle rate di pensione, sono deducibili anche qualora tali importi siano utilizzati dal contribuente in compensazione di un credito vantato nei confronti dell’ex coniuge per somme eccedenti al dovuto che sono state versate in suo favore;
• non è deducibile l’assegno corrisposto al coniuge, come una tantum, anche se il relativo pagamento avviene in maniera rateizzata;
• è deducibile anche il cosiddetto “contributo casa”, ovvero le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato che siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente.
In tutti i casi è necessario conservare:
• la sentenza di separazione o divorzio per prendere visione della somma riportata sull’atto e, se previsto, la rivalutazione di tale importo;
• i bonifici ovvero le ricevute rilasciate dal soggetto che ha percepito la somma per verificare gli importi effettivamente versati nel 2016.

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Immobili in comodato: si può chiedere il rimborso Iva sui lavori?

E’ possibile chiedere il rimborso dell’Iva assolta sulle spese di miglioramento, trasformazione e ampliamento di un immobile di proprietà altrui, detenuto in comodato?


L’amministrazione finanziaria ha più volte ribadito di no, perché vale sempre la condizione che siano beni, acquisiti o importati, ammortizzabili.
Secondo l’Agenzia delle entrate gli immobili concessi in uso o in comodato, non essendo ammortizzabili, non rientrano nella fattispecie. Le opere eseguite, infatti, non sono di proprietà del soggetto che le ha realizzate, giacché in base ai princìpi civilistici accedono ad un immobile di proprietà altrui. Di conseguenza, tali opere non possono essere iscritte nel bilancio come beni ammortizzabili propri del soggetto che le ha effettuate.
Giudizio ribadito dalla Corte Costituzionale secondo cui il rimborso si riferisce a beni strumentali e ammortizzabili: devono dunque ricorrere entrambe le condizioni «poiché un bene può essere strumentale senza essere ammortizzabile (è il caso del terreno rispetto all’opificio) e, viceversa può essere ammortizzabile pur non essendo strumentale (è il caso dei fabbricati civili posseduti dall’impresa)».
Discorso diverso per la detrazione. E’ detraibile infatti l’imposta assolta per i beni e servizi acquistati nell’esercizio dell’impresa, se utilizzati per realizzare operazioni imponibili o ad esse assimilate ai fini della detrazione. Questo funziona a prescindere dall’ammortizzabilità del bene, perché ha rilevanza la sola destinazione potenziale impressa al bene stesso, da valutare in prospettiva, di modo che la stessa rimane “sospesa” fino a quando si verifica la destinazione effettiva del bene all’interno o meno della sfera giuridica dell’operatore.

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Attività dentro la UE: scadenze elenchi Intrastat

Il prossimo 26 aprile è prevista la scadenza per la presentazione degli elenchi riepilogativi Intrastat concernenti gli acquisti e le cessioni all’interno della Ue di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato Ue, riferiti al primo trimestre ovvero al mese di marzo dell’anno 2017.


L’annunciata soppressione degli elenchi intrastat è stata infatti rinviata al 31 dicembre. Da qui l’obbligo per tutto il 2017 a presentare gli elenchi acquisti (modelli INTRA-2) mensili e trimestrali di beni e servizi, nel rispetto delle consuete modalità e termini di presentazione.
La presentazione dei modelli è infatti trimestrale per i soggetti che, per ciascuna categoria di operazioni (beni o servizi) e nei quattro trimestri precedenti a quello di riferimento, hanno effettuato acquisti/cessioni intra-Ue di beni ovvero ricevuto/reso prestazioni di servizi intra-Ue per un ammontare non superiore a 50.000 euro, mentre è mensile negli altri casi.
Cosa succede se non si rispetta questo obbligo di legge? Le sanzioni riguardano sia l’omessa presentazione degli elenchi riepilogativi, sia la loro compilazione incompleta, inesatta o irregolare.
La sanzione varia da 500 a 1.000 euro per ciascuno di essi, ridotta alla metà in caso di presentazione nel termine di 30 giorni dalla richiesta inviata dagli uffici abilitati a riceverla o incaricati del loro controllo. Non sono, invece, sanzionate la correzione dei dati inesatti e l’integrazione dei dati mancanti, purché ciò avvenga spontaneamente o, comunque, entro il termine di 30 giorni dalla richiesta dei competenti uffici doganali.
Tuttavia, per sanare le violazioni in esame è possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso:
• entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine di presentazione dell’elenco riepilogativo: la sanzione da applicare è pari a 1/9 del minimo, ovvero € 55,56;
• entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno nel corso del quale la violazione è stata commessa: la sanzione da applicare è pari a 1/8 del minimo, ovvero € 62,50;
• entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione: la sanzione è pari a 1/7 del minimo, ovvero € 71,42;
• oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa Iva all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione: la sanzione è pari a 1/6 del minimo, ovvero € 83,33.

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Detrazioni fiscali per acquisto immobili durante il 2017

E’ stata prorogata a tutto il 2017 l’agevolazione fiscale prevista per acquisti di immobili abitativi in classe energetica A o B di nuova costruzione: gli acquirenti persone fisiche possono portare in detrazione dall’Irpef il 50% dell’Iva applicata in fattura dal costruttore.


Per essere ammessi al beneficio fiscale l’acquisto dell’immobile deve perfezionarsi nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2017. A tal fine è rilevante la data di trasferimento della proprietà e non la semplice stipula del contratto preliminare di compravendita, pur se integrata dal versamento da parte dell’acquirente di acconti prezzo o caparre confirmatorie.
Come per le detrazioni Irpef anche per le ristrutturazioni edilizie, lo sconto fiscale in questione non può essere fruito interamente nell’anno d’imposta in cui si procede all’acquisto ma deve essere ripartito su un periodo di dieci anni (anno di acquisto dell’immobile e nove successivi). A differenza di quanto previsto per il bonus per ristrutturazioni edilizie, per il quale è previsto un plafond massimo di fruibilità pari a € 48.000/€ 96.000, la detrazione Irpef in questione non è soggetta ad alcun limite.
Il vostro consulente vi può aiutare a districarvi nella normativa.
Sono comunque agevolati gli acquirenti “soggetti passivi Irpef”, dunque persone fisiche, imprenditori individuali e tutti i soggetti che producono redditi in forma associata quali società semplici, S.n.c., S.a.s. per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce.
Relativamente, invece, al lato del venditore la norma parla di cessioni effettuate da parte di “imprese costruttrici”; pertanto, rientrano certamente in questa categoria le imprese che hanno costruito l’immobile ex novo (direttamente o mediante contratto di appalto). L’agevolazione è estesa anche alle cessioni da parte di imprese che abbiano realizzato sugli immobili esclusivamente lavori di ripristino o, comunque, di ristrutturazione. Se invece il costruttore si sia limitato a una mera manutenzione straordinaria sull’abitazione, nella compravendita non sarà in alcun modo applicabile l’agevolazione in questione.
La detrazione non si applica soltanto agli acquisti della “prima casa” ma anche agli acquisti della “seconda casa” o della “terza casa”, comprese le abitazioni di lusso; dovrà tuttavia trattarsi sempre di immobili aventi destinazione residenziale. L’agevolazione in esame può applicarsi inoltre anche alla pertinenza dell’unità abitativa (posto auto, box, cantina, etc.) realizzata o ristrutturata in classe energetica A o B, a condizione che l’acquisto della stessa avvenga contestualmente all’acquisto dell’unità abitativa e l’atto di acquisto dia evidenza del vincolo pertinenziale.
Peraltro, è prevista anche la possibilità di cumulare – seppure con determinati limiti – la detrazione in questione con altre agevolazioni fiscali connesse agli immobili. Ad esempio, nel caso di acquisto di un’abitazione in classe energetica A o B, facente parte di un edificio interamente ristrutturato dall’impresa di costruzione, l’acquirente sarà ammesso sia alla detrazione del 50% dell’Iva sull’acquisto, sia alla detrazione Irpef del 50% calcolata sul 25% del prezzo di acquisto dell’immobile (articolo 16-bis, comma 3, del Tuir).
Nel rispetto del principio generale secondo cui non è possibile far valere due agevolazioni sulla medesima spesa, tuttavia, il 50% dell’Iva già recuperato con la detrazione per gli immobili “a risparmio energetico” dovrà essere “scorporato” dal prezzo di vendita su cui computare il 25% previsto per gli acquisti di immobili facenti parte di fabbricati interamente ristrutturati, onde evitare duplicazioni.
Infine, va ricordato che la detrazione Irpef per l’acquisto di immobili in classe energetica A o B è basata sull’Iva pagata dall’acquirente nel corso dell’anno secondo il “principio di cassa”.

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