Terzo settore: cosa cambia con il nuovo Codice?

A seguito della recente riforma della normativa sul terzo settore, è previsto un apposito registro cui gli enti e le associazioni possono iscriversi. In questo caso il Codice del Terzo Settore prevede una serie di obblighi da rispettare.


Innanzitutto bisognerà mettere mano agli Atti Statutari degli enti già cosituiti. L’atto costitutivo debe infatti indicare obbligatoriamente una serie di clausole: l’assenza di scopo di lucro, le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite, l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale, il patrimonio iniziale ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica, le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente, i diritti e gli obblighi degli associati, i requisiti per l’ammissione di nuovi associati e la relativa procedura  secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività di interesse generale svolta, le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione.
Gli enti che si riconoscono nel terzo settore dovranno integrare nella loro denominazione sociale l’acronimo ETS, così come le organizzazione di volontariato dovranno indicare ODV e le associazioni di promozione sociale APS: tutti gli acronimi si dovranno usare esplicitamente negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.
Inoltre, l’assemblea delle associazioni, riconosciute o non, del terzo settore dovrà, necessariamente, tra le altre, avere competenza (e quindi se ne dovrà disciplinare le procedure) sulla revoca dei componenti degli organi sociali, sulla nomina e revoca del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, se e ove nominato, sulla responsabilità dei componenti degli organi sociali e sulla possibilità di promuovere un’azione di responsabilità nei loro confronti, sulla trasformazione, fusione, o scissione della associazione.
Incerta ancora appare la norma sull’esenzione dall’imposta di registro alle modifiche statutarie apportate e da registrare.
Vengono poi introdotti numerosi adempimenti formali, inediti per questo tipo di realtà:
– dovrà essere redatto un bilancio, con criteri diversi sulla base del volume d’affari, conforme alla modulistica definita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sentito il consiglio nazionale del terzo settore.Il bilancio dovrà essere depositato presso il Registro unico nazionale del terzo settore.
– in presenza di ricavi superiori ai centomila euro si dovranno pubblicare nel sito internet della associazione “gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati”.
– dovrà essere tenuto “un apposito registro” in cui iscrivere i volontari che svolgono la loro attività in modo non occasionale.
-è obbligatoria la tenuta dei libri sociali, ovvero il libro degli associati, quello per i verbali delle assemblee, quello per le deliberazioni dell’organo di amministrazione e dell’organo di controllo.Gli associati hanno diritto di esaminare i libri sociali “secondo le modalità previste dall’atto costitutivo o dallo statuto”.

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Sponsorizzare lo sport, sempre deducibile


Le sponsorizzazioni in favore di società o associazioni sportive dilettantistiche fino a 200.000 euro sono considerate spese pubblicitarie sempre deducibili.
Lo ha riaffermato anche una recente sentenza della Corte di Cassazione che ha tolto una serie di condizioni fino ad oggi poste dall’Agenzia delle Entrate.
Pertanto, la norma è confermata interamente se ricorrono i presupposti previsti, ovvero se:
– il soggetto sponsorizzato è una associazione o società sportiva dilettantistica regolarmente iscritta al registro Coni;
– è rispettato il limite quantitativo di spesa di euro 200.000 complessivo da parte dello sponsor,
– la sponsorizzazione mira a promuovere l’immagine e i prodotti dello sponsor,
– il soggetto sponsorizzato ha effettivamente posto in essere una specifica attività promozionale (es. apposizione del marchio sulle divise, esibizione di striscioni e/o tabelloni sui campi di gioco).

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Certificazione Unica e Modello 770: cosa devono fare le associazioni?

Certificazione Unica e Modello 770: quali obblighi hanno associazioni e società sportive dilettantistiche?
Come si sa, nella Certificazione Unica devono essere indicati i dati relativi ai compensi corrisposti nel corso dell’anno e le relative ritenute e contributi (scadenza 7 marzo); nel modello 770 devono invece essere riepilogati i dati relativi alle ritenute effettuate ed ai relativi versamenti e compensazioni nonché il riepilogo dei crediti e gli altri dati contributivi ed assicurativi richiesti (entro il 31 luglio).
Per i compensi corrisposti da associazioni e società sportive dilettantistiche opera una vera e propria “franchigia” fiscale: infatti, i compensi erogati non concorrono a formare il reddito del percipiente fino a 7.500,00 euro all’anno. All’atto del pagamento tali somme non devono quindi essere assoggettate ad alcuna ritenuta (come avviene, invece, per gli importi superiori). Nonostante non costituiscano reddito per il percettore i compensi di questo tipo devono comunque essere certificati da parte del soggetto che li ha corrisposti.
Pertanto, per  l’adempimento dichiarativo ai fini degli obblighi del sostituto d’imposta si conclude con la trasmissione all’Agenzia delle Entrate della Certificazione Unica. In questa situazione, infatti, non c’è alcun modello 770 da trasmettere.
Ne parla molto in dettaglio Guido Martinelli e Marta Saccaro in News Euroconference.

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