I mutui diventeranno più costosi

L’agenzia canadese Dbrs ha abbassato il rating dell’Italia da A a BBB, il che renderà più costoso per il nostro Paese chiedere prestiti emettendo obbligazioni. Il primo effetto sarà sui tassi di interesse applicati dalle banche ai prodotti finanziari, dal momento che gli istituti di credito dovranno affrontare costi più alti per i propri prestiti, e in qualche modo li dovranno recuperare.

Il che si aggiunge al fatto che già da gennaio i mutui si preparavano, in vista di un possibile rialzo futuro del costo del denaro, ad aumentare gli spread applicati sui mutui. I mutui, insomma, potrebbero diventare più costosi.
Se quindi può non essere il momento di correre senz’altro a sostituire il proprio mutuo a tasso variabile con uno a tasso fisso, certo è che la convenienza del tasso variabile sta per esaurirsi, e del resto il tasso fisso da tempo è la scelta preferita dagli italiani.
Anche se bisogna notare che il tasso Eurirs a 10 anni, cui sono agganciati i mutui a tasso fisso, ha registrato un aumento di circa 40 punti a partire da luglio, in seguito alla riduzione della portata del quantitative easing, ovvero dell’acquisto di titoli di Stato da parte della Bce. Il che vuol dire che un mutuo ventennale a tasso fisso è passato da un tasso dello 0,70% circa ad oltre l’1,25%, che tradotto significa un costo di 30/40 euro in più al mese per la rata. Continua a leggere su Soldiweb

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Novità 2017, prelevamenti bancari

Nell’ambito del “Collegato alla Finanziaria 2017” sono state modificate le disposizioni in materia di accertamenti bancari. In particolare, è stato superato il principio per cui una certa quantità di prelevamenti da parte di imprese e lavoratori autonomi costituissero sempre redditi.
Il Collegato fa una distinzione, accogliendo l’orientamento espresso nel 2014 dalla Corte Costituzionale. In particolare, d’ora in poi la presunzione in base alla quale i prelevamenti dal c/c bancario non giustificati costituiscono importi non dichiarati è prevista solo per le imprese e soltanto se di importo superiore a € 1.000 giornalieri e, comunque, a € 5.000 mensili. Non opera mai, invece, per i lavoratori autonomi, a prescindere dal relativo importo.
Per quanto riguarda invece i versamenti, si presumono sempre ricavi sia effettuati da imprese che da lavoratori autonomi.

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Banche italiane, le più costose

I clienti delle banche italiane sono i più tartassati d’Europa. Nel 2015 l’incidenza percentuale delle commissioni nette sui ricavi delle banche italiane (pari al 36,5 per cento) è stata la più elevata d’Europa. Tra i principali paesi Ue, in Francia la quota si è attestata al 32,9, in Austria al 27,5, in Germania al 26,2 e nei Paesi Bassi al 17 per cento. L’anno scorso i ricavi netti derivanti dalle commissioni bancarie hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, quasi 5 miliardi in più rispetto al 2008.
In particolare, l’Ufficio studi della Cgia, segnala che negli ultimi 7 anni (2008-2015) la crescita dei costi dei conti correnti, delle carte di credito e degli altri servizi bancari ha subito in Italia un’impennata che non ha avuto eguali nel resto d’Europa. Se da noi l’incremento è stato del 20 per cento, nel Regno Unito si è fermato all’11,5 per cento,, mentre in Germania (-4,6 per cento), in Belgio (-7 per cento) e soprattutto nei Paesi Bassi (-27 per cento) c’è stata una forte diminuzione. Su SoldiWeb

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Investimenti: come scelgono gli italiani?

Una ricerca della Consob ha rivelato che gli italiani hanno scarsa cultura finanziaria e nei temi più complessi sono decisamente da bocciare. La preferenza delle famiglie, aggiunge poi la Consob, è rivolta verso prodotti liquidi (circolanti e depositi), prodotti assicurativi e fondi pensione, a fronte di una contrazione del peso di azioni e obbligazioni.
Il portafoglio degli investitori italiani sembra preferire i depositi bancari e postali con una contrazione della quota di ricchezza  detenuta in azioni, titoli del debito pubblico e obbligazioni. Gli italiani sono, quindi, alla ricerca della sicurezza, che inseguono con prodotti a capitale e/o rendimento minimo garantito e con un consulente di fiducia.
E qui c’è l’altra particolarità: per chi vuole investire la scelta del consulente non è ancora una questione rilevante. Così, metà degli intervistati dice mettersi nelle mani delle banche. Da Citywire

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Occhio ai costi dei conti correnti

La Banca d’Italia sta «osservando con attenzione il comportamento di alcune banche nel ribaltare sulla clientela dei depositanti e dei correntisti i costi sostenuti per effetto delle crisi bancarie». E’ quanto affermano fonti di Via Nazionale dopo l’aumento dei costi dei conti correnti, deciso da alcune banche, per recuperare parte dei contributi al Fondo che ha rilevato le quattro banche finite in risoluzione.
Una prima valutazione su Affari&Finanza

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