Il prossimo 31 gennaio stampa dei registri contabili

Entro il prossimo 31 gennaio, è necessario provvedere alla stampa dei registri contabili relativi al periodo d’imposta 2016 e procedere alla conservazione elettronica dei documenti registrati su supporti informatici.

Le norme prevedono infatti che stampa e conservazione devono essere effettuati “entro il terzo mese successivo al termine di presentazione della dichiarazione dei redditi. Essendo quest’ultimo slittato al 31 ottobre 2017, anche l’obbligo viene posticipato. La scadenza è da ritenersi valida anche per i documenti rilevanti ai fini Iva, nonostante dal 2017 i termini di presentazione delle dichiarazioni dei redditi e dell’Iva siano “disallineati”
In caso di periodo d’imposta non coincidente con l’anno solare, infatti, secondo la legge “i documenti rilevanti ai fini Iva riferibili ad un anno solare andranno comunque conservati entro il terzo mese successivo al termine di presentazione della prima dichiarazione dei redditi utile”.
In caso di verifiche, controlli o ispezioni “il documento informatico è reso leggibile e, a richiesta, disponibile su supporto cartaceo o informatico presso la sede del contribuente ovvero presso il luogo di conservazione delle scritture dichiarato dal soggetto”.

Seguici sui principali social media:

Prestazioni occasionali, quali sanzioni?

L’Ispettorato Nazionale del Lavoro è di recente intervenuto sul tema delle sanzioni in caso di utilizzo delle prestazioni occasionali in violazione della normativa. Che cosa si prevede, dunque?


1) La trasformazione del rapporto in lavoro “a tempo pieno e indeterminato” nel caso sia superato, da parte di un datore di lavoro diverso da una Pubblica Amministrazione, il limite economico di 2.500 euro o comunque il limite di durata della prestazione pari a 280 ore nell’arco di un anno (oppure di diverso limite previsto nel settore agricolo);
2) una sanzione pecuniaria da 500 a 2.500 euro “per ogni prestazione lavorativa giornaliera per cui risulta accertata la violazione“. Per quali violazioni? La multa scatta se non si rispetta l’obbligo di comunicazione preventiva da parte di datori che non siano la P.A. o persone fisiche e famiglie o nel caso si sia ricorso al contratto di prestazione occasionale nonostante alle dipendenze ci fossero più di 5 lavoratori a tempo indeterminato.
Si applica una sanzione “ridotta”  pari a 833,33 euro per ogni giornata non tracciata da regolare comunicazione. Vale a dire nel caso che la comunicazione sia effettuata in ritardo o non contenga tutti gli elementi richiesti o, ancora, questi elementi non corrispondano a quanto effettivamente accertato.
Un esempio: la prestazione occasionale giornaliera è stata svolta per un numero di ore superiore a quelle indicate nella comunicazione preventiva.
L’Ispettorato ha specificato, poi, la sanzione si quantifica in base al numero delle giornate in cui si è fatto ricorso al lavoro occasionale, indipendentemente dal numero di lavoratori impiegati nella singola giornata.

Quali sono dunque i limiti, i divieti e gli obblighi nelle prestazioni occasionali?

1) Limiti economici (riferiti ai compensi percepiti al netto dei contributi, premi assicurativi e costi di gestione):
Sono considerate prestazioni occasionali le attività che danno luogo in un anno civile:
– a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro per ciascun prestatore di lavoro, con riferimento alla totalità degli utilizzatori;
– a compensi di importo complessivamente non superiore a 5.000 euro per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori di lavoro;
– a compensi di importo non superiore a 2.500 euro, per le prestazioni complessivamente rese da ogni prestatore in favore del medesimo utilizzatore, che non possono comunque superare il limite di durata pari a 280 ore nell’arco dello stesso anno. Nel settore agricolo tale limite è dato dal rapporto tra 2.500 euro annui e la retribuzione oraria individuata dal CCNL.
2) Divieti
– Non possono essere attivate prestazioni di lavoro occasionale che siano rese da lavoratori con i quali l’utilizzatore abbia in corso o abbia cessato da meno di 6 mesi un rapporto di lavoro subordinato o di collaborazione coordinata e continuativa.
– Ulteriori divieti impediscono la stipula del contratto di prestazione occasionale:
> da parte degli utilizzatori che hanno alle proprie dipendenze più di 5 lavoratori subordinati a tempo indeterminato;
> da parte delle imprese del settore agricolo, salvo che per le attività lavorative rese dai soggetti previsti dalla normativa purché non iscritti nell’anno precedente negli elenchi anagrafici dei lavoratori agricoli;
> da parte delle imprese dell’edilizia e di settori affini, delle imprese esercenti l’attività di escavazione o lavorazione di materiale lapideo, delle imprese del settore delle miniere, cave e torbiere;
> nell’ambito dell’esecuzione di appalti di opere o servizi.
3) Obblighi dell’utilizzatore
– di un contratto di prestazione occasionale: deve effettuare la comunicazione almeno 60 minuti prima dell’inizio della prestazione lavorativa;
– del Libretto di famiglia: deve comunicare i dati entro il terzo giorno del mese successivo a quello di svolgimento della prestazione.
Se la prestazione occasionale non dovesse essere resa (ad esempio per indisponibilità sopravvenuta del prestatore) l’utilizzatore può effettuare la “revoca” della dichiarazione entro e non oltre le ore 24 del terzo giorno successivo a quello previsto per lo svolgimento della prestazione.

Seguici sui principali social media:

Controversie per tributi: i benefici del reclamo e della mediazione

Per le controversie di valore non superiore a 20.000 euro il contribuente è tenuto ad esperire il procedimento di reclamo o mediazione: recentemente questa possibilità è stata estesa a tutti gli atti di Enti impositori, Agenti della riscossione e soggetti privati abilitati ad effettuare attività di liquidazione e di accertamento dei tributi, nonché di riscossione dei tributi e di altre entrate delle Province e dei Comuni.


Inoltre, per gli atti notificati a partire dal 1 gennaio 2018 il valore delle controversie per cui accedere al reclamo o mediazione, sale da 20 mila a 50 mila euro.
Il reclamo/ricorso deve essere proposto entro 60 giorni dalla notifica dell’atto e non prima di 90 giorni dalla richiesta di rimborso del contribuente.
A quel punto si apre una fase amministrativa della durata di 90 giorni durante la quale le attività di riscossione delle somme dovute sono sospese.
Cosa succede a quel punto?
1) In caso di accoglimento parziale del reclamo, previa rinuncia al deposito del ricorso con riguardo ai motivi non accolti, il contribuente è rimesso in termini per ottenere eventualmente la riduzione delle sanzioni;
2) in caso di accoglimento totale del reclamo, il contribuente beneficia della riduzione delle sanzioni amministrative nella misura del 35 % del minimo previsto dalla legge.
Non sono dovuti sanzioni ed interessi per le somme relative a contributi previdenziali ed assistenziali.
Nel caso di mediazione, l’iter si conclude:
1) per le controversie aventi ad oggetto un atto impositivo o esattivo, con il versamento, entro il termine di 20 giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo, delle somme dovute, ovvero della prima rata;
2) per le controversie aventi ad oggetto la restituzione di somme al contribuente, con la sottoscrizione di un accordo, nel quale sono indicate le somme dovute, i termini e le modalità di pagamento.
Ci sono invece delle controversie che rimangono comunque escluse. Quali?
Si tratta delle controversie di valore indeterminabile, fatta eccezione per quelle aventi ad oggetto gli atti catastali concernenti, tra l’altro, il classamento dei terreni, la consistenza, il classamento delle singole unità immobiliari urbane e l’attribuzione della rendita catastale, nonché gli atti diretti al recupero di aiuti di Stato dichiarati incompatibili dagli Organismi europei.
Esclusi dalla mediazione ma non dal reclamo, sono gli atti in materia di contezioso doganale che hanno per oggetto tributi costituiti da cosiddette risorse “proprie tradizionali”, ad esempio, i dazi doganali.

Seguici sui principali social media:

Terzo settore: cosa cambia con il nuovo Codice?

A seguito della recente riforma della normativa sul terzo settore, è previsto un apposito registro cui gli enti e le associazioni possono iscriversi. In questo caso il Codice del Terzo Settore prevede una serie di obblighi da rispettare.


Innanzitutto bisognerà mettere mano agli Atti Statutari degli enti già cosituiti. L’atto costitutivo debe infatti indicare obbligatoriamente una serie di clausole: l’assenza di scopo di lucro, le finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale perseguite, l’attività di interesse generale che costituisce l’oggetto sociale, il patrimonio iniziale ai fini dell’eventuale riconoscimento della personalità giuridica, le norme sull’ordinamento, l’amministrazione e la rappresentanza dell’ente, i diritti e gli obblighi degli associati, i requisiti per l’ammissione di nuovi associati e la relativa procedura  secondo criteri non discriminatori, coerenti con le finalità perseguite e l’attività di interesse generale svolta, le norme sulla devoluzione del patrimonio residuo in caso di scioglimento o di estinzione.
Gli enti che si riconoscono nel terzo settore dovranno integrare nella loro denominazione sociale l’acronimo ETS, così come le organizzazione di volontariato dovranno indicare ODV e le associazioni di promozione sociale APS: tutti gli acronimi si dovranno usare esplicitamente negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.
Inoltre, l’assemblea delle associazioni, riconosciute o non, del terzo settore dovrà, necessariamente, tra le altre, avere competenza (e quindi se ne dovrà disciplinare le procedure) sulla revoca dei componenti degli organi sociali, sulla nomina e revoca del soggetto incaricato della revisione legale dei conti, se e ove nominato, sulla responsabilità dei componenti degli organi sociali e sulla possibilità di promuovere un’azione di responsabilità nei loro confronti, sulla trasformazione, fusione, o scissione della associazione.
Incerta ancora appare la norma sull’esenzione dall’imposta di registro alle modifiche statutarie apportate e da registrare.
Vengono poi introdotti numerosi adempimenti formali, inediti per questo tipo di realtà:
– dovrà essere redatto un bilancio, con criteri diversi sulla base del volume d’affari, conforme alla modulistica definita con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali sentito il consiglio nazionale del terzo settore.Il bilancio dovrà essere depositato presso il Registro unico nazionale del terzo settore.
– in presenza di ricavi superiori ai centomila euro si dovranno pubblicare nel sito internet della associazione “gli eventuali emolumenti, compensi o corrispettivi a qualsiasi titolo attribuiti ai componenti degli organi di amministrazione e controllo, ai dirigenti nonché agli associati”.
– dovrà essere tenuto “un apposito registro” in cui iscrivere i volontari che svolgono la loro attività in modo non occasionale.
-è obbligatoria la tenuta dei libri sociali, ovvero il libro degli associati, quello per i verbali delle assemblee, quello per le deliberazioni dell’organo di amministrazione e dell’organo di controllo.Gli associati hanno diritto di esaminare i libri sociali “secondo le modalità previste dall’atto costitutivo o dallo statuto”.

Seguici sui principali social media:

Prestazioni occasionali, nuove norme e nuovi dubbi

Abrogati i voucher, è pienamente in vigore la nuova disciplina “delle prestazioni occasionali. Libretto di famiglia. Contratto di prestazione occasionale”. Sono due i percorsi previsti: uno per le persone fisiche (il libretto di famiglia) e l’altro (il contratto di prestazione occasionale) “per gli altri utilizzatori”.


A quest’ultima opzione possono ricorrere gli enti non commerciali. L’utilizzo di queste prestazioni è legato ad una serie di adempimenti:
1. la preventiva registrazione sulla piattaforma INPS sia delle associazioni che dei prestatori;
2. la trasmissione almeno un’ora prima dell’effettuazione della prestazione dei dati anagrafici e identificativi del prestatore, del luogo, della data e dell’ora di inizio e di termine e dell’oggetto della prestazione;
3. la comunicazione del compenso previsto per la prestazione;
4. l’effettuazione del pagamento della prestazione all’INPS mediante F24. L’istituto provvederà poi a saldare il lavoratore.
In più per ciascun utilizzatore, con riferimento alla totalità dei prestatori, i compensi non potranno essere di importo superiore ai 5.000 euro.
La nuova disciplina ha sollevato tuttavia una serie di dubbi, riguardo sia al meccanismo diventato più complesso, sia alla compatibilità della struttura organizzativa delle associazioni. Per di più resta ambigua la definizione di “prestazioni di lavoro occasionali” rispetto a quelle che già sono normate come tali, vale a dire “i redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitate abitualmente”. Queste ultime, infatti, non prevedono alcuna formalità preventiva e sono soggette a ritenuta d’acconto del 20% e contributi previdenziali per importi superiori ai 50.000 euro. L’esatto contrario dei primi che invece sono esentati da imposizione fiscale ma assoggettati a contribuzione.
A questo si aggiungono le norme recenti del cosiddetto “jobs act del lavoro autonomo”, al cui art.15 si specifica che  “La collaborazione si intende coordinata quando, nel rispetto delle modalità di coordinamento stabilite di comune accordo dalle parti, il collaboratore organizza autonomamente l’attività lavorativa”.
A questo proposito si tenga conto che dal 1° gennaio 2016 è stata estesa l’applicazione della disciplina del rapporto di lavoro subordinato alle collaborazioni con prestazioni esclusivamente personali, continuative e le cui modalità di esecuzione siano organizzate dal committente anche con riferimento ai tempi ed al luogo di lavoro. Quindi, in presenza di modalità di coordinamento “concordate” non scatterebbe la presunzione di applicazione delle norme di lavoro subordinato.
E’ dunque opportuno predisporre appositi contratti tra le parti per specificare “come”, con quali modalità, dovrà essere svolta la prestazione.

Seguici sui principali social media: