Buste paga, stop ai contanti

Dal 1° luglio i datori di lavoro o i committenti non potranno più corrispondere la retribuzione ai propri dipendenti in denaro contante ma solo con modalità tracciabili. La norma è stata introdotta a contrasto di pratiche illegali tuttora diffuse. E’ bene sapere come funziona. Continua a leggere Buste paga, stop ai contanti

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Criticità: tanti debiti in banca e tanti liquidi in cassa

Tenere un’alta esposizione bancaria e allo stesso tempo avere un ingente saldo positivo del conto cassa è considerato una «palese condotta anti-economica».
Cosa può comportare? In quel caso l’amministrazione finanziaria può procedere ad accertamenti, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare.

Così si è espressa il 20 gennaio scorso la Corte di Cassazione pronunciandosi su uno specifico caso.
L’Agenzia delle Entrate infatti aveva riscontrato in una società un’ampia e cospicua movimentazione del conto cassa, la cui origine derivava dal finanziamento dei soci che, una volta ricevuto il rimborso, continuavano, contestualmente, a effettuare nuovi versamenti.
La stessa società, nonostante disponesse di cospicue risorse finanziarie proprie (pertanto, non onerose), non riduceva la propria esposizione bancaria, bensì l’aggravava ulteriormente con la stipula di un nuovo mutuo, fonte di ulteriori oneri e interessi passivi.
A seguito di una serie di ricorsi legali, la Corte suprema si è pronunciata. I giudici di Cassazione hanno valutato le criticità di un conto cassa avente un saldo positivo elevato che, se pur ammissibile dalle regole ragionieristiche e di contabilità, rappresenta una condizione non fisiologica dello stesso conto.
Ha così chiarito che il conto di cassa ha la finalità di assolvere a pagamenti immediati di limitato importo. E ha pertanto offerto dei principi di ragionevolezza per valutare le scelte aziendali: l’impresa, che vanta una grande liquidità, dovrebbe usare le risorse proprie per soddisfare i rapporti commerciali, piuttosto che ricorrere al credito bancario, al fine di minimizzare i costi e gli oneri passivi.
Il caso in dettaglio su Fisco Oggi

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Otto novità fiscali per il 2017

Anticipiamo alcune novità fiscali previste per il 2017. Naturalmente ci riserviamo di approfondire con tutti i clienti dopo la pausa natalizia.
1. La contabilità semplificata dal 1/1/17 sarà «per cassa». Che cosa significa? I ricavi e le spese concorrono alla formazione del reddito se effettivamente incassati o pagati.
2. Ditte individuali e società di persone in contabilità ordinaria dal 2017 possono usufruire dell’IRI al 24% sul reddito non prelevato. L’IRI è la nuova imposta sul reddito delle imprese che va a tassare (con un’aliquota super agevolata) gli utili o i redditi che rimangono in azienda e vengono investiti in attività d’impresa.
3. Spesometro: si profila un aggravamento degli adempimenti per le imprese. Infatti, non sarà più annuale, ma trimestrale accompagnato anche dalla liquidazione IVA (sempre trimestrale).
4. Super-ammortamento per beni strumentali al 140% è prorogato a tutto il 2017, ad esclusione delle autovetture.
5. INPS a gestione separata: l’aliquota dal 2017 scende al 25%.
6. Dal 1 aprile 2017 chi effettua prestazioni di servizi, alimenti e bevande tramite distributori automatici (lavanderie a gettone, autolavaggi, distributori bibite, ecc) ha l’obbligo della trasmissione telematica dei corrispettivi.
7. Proroga a tutto il 2017 delle detrazioni fiscali del 50% o 65%
8. Contanti: divieto di fare prelievi e finanziamenti non giustificati oltre i 1000 euro in contanti giornalieri e i 5000 mensili

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Novità sui conti nascosti al fisco

Spunta tra le novità della legge di Bilancio anche la possibilità di regolarizzare i contanti nascosti al fisco. Si tratterebbe di una sorta di voluntary disclosure, come quella già attuata sui capitali all’estero, che in questo caso permetterebbe però l’emersione della liquidità nascosta, magari nelle cassette di sicurezza delle banche. 
La procedura, che secondo la stampa sarebbe ancora in via di limatura per l’inserimento nella manovra, permetterà di sanare gli aspetti fiscali, ma non eventuali reati penali connessi alla detenzione del denaro (ad esempio il riciclaggio).
L’ipotesi, secondo quanto si apprende, prevede due distinte aliquote al 15 e al 35% e riguarderà sia i contanti detenuti in Italia sia quelli all’estero.
Il governo mira così a far rientrare nel circuito regolare una parte di contante che successivamente tornerebbe a essere tassato.  
Al 15% verrebbero tassate le somme prelevate da un conto corrente e poi messe in cassetta di sicurezza e al 35% i contanti depositati direttamente nelle cassette.
Per far scattare l’operazione sarà presumibilmente necessaria una autodichiarazione del contribuente, nella quale dovrà essere indicata la provenienza del denaro.
Da SoldiWeb


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