Avete conti correnti all’estero?

Come comportarsi in sede di denuncia dei redditi se si hanno conti correnti all’estero? La normativa attuale prevede tre situazioni:


1) per i conti correnti ed i depositi con picco massimo nel corso del 2016 non superiore ad euro 15.000 e con giacenza media 2016 non superiore ad euro 5.000, non è necessario compilare il quadro RW;
2) per i conti correnti ed i depositi con picco massimo superiore ad euro 15.000, ma con giacenza media inferiore ad euro 5.000, si rende necessaria la compilazione del quadro RW ai soli fini degli obblighi di monitoraggio, senza compilare le caselle relative all’Ivafe (non dovuta) ed avendo cura di barrare la casella “20” per segnalare che la compilazione è eseguita solo per adempiere ai predetti obblighi di monitoraggio;
3) per i conti correnti ed i depositi con picco massimo non superiore ad euro 15.000, ma con giacenza media superiore ad euro 5.000, pur non sussistendo alcun obbligo di monitoraggio, è necessario compilare il quadro RW per l’assolvimento dell’imposta Ivafe nella misura fissa di euro 34,20.
Inoltre se il conto corrente è detenuto in un Paese non collaborativo (per l’individuazione degli stessi si deve fare riferimento alla white list allargata dal decreto ministeriale del 23 marzo scorso con cui sono stati inseriti tra i Paesi collaborativi anche lo Stato del Vaticano ed il Principato di Monaco) è necessario indicare nella casella 9 il picco massimo raggiunto dallo stesso nel corso dell’anno.

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Criticità: tanti debiti in banca e tanti liquidi in cassa

Tenere un’alta esposizione bancaria e allo stesso tempo avere un ingente saldo positivo del conto cassa è considerato una «palese condotta anti-economica».
Cosa può comportare? In quel caso l’amministrazione finanziaria può procedere ad accertamenti, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare.

Così si è espressa il 20 gennaio scorso la Corte di Cassazione pronunciandosi su uno specifico caso.
L’Agenzia delle Entrate infatti aveva riscontrato in una società un’ampia e cospicua movimentazione del conto cassa, la cui origine derivava dal finanziamento dei soci che, una volta ricevuto il rimborso, continuavano, contestualmente, a effettuare nuovi versamenti.
La stessa società, nonostante disponesse di cospicue risorse finanziarie proprie (pertanto, non onerose), non riduceva la propria esposizione bancaria, bensì l’aggravava ulteriormente con la stipula di un nuovo mutuo, fonte di ulteriori oneri e interessi passivi.
A seguito di una serie di ricorsi legali, la Corte suprema si è pronunciata. I giudici di Cassazione hanno valutato le criticità di un conto cassa avente un saldo positivo elevato che, se pur ammissibile dalle regole ragionieristiche e di contabilità, rappresenta una condizione non fisiologica dello stesso conto.
Ha così chiarito che il conto di cassa ha la finalità di assolvere a pagamenti immediati di limitato importo. E ha pertanto offerto dei principi di ragionevolezza per valutare le scelte aziendali: l’impresa, che vanta una grande liquidità, dovrebbe usare le risorse proprie per soddisfare i rapporti commerciali, piuttosto che ricorrere al credito bancario, al fine di minimizzare i costi e gli oneri passivi.
Il caso in dettaglio su Fisco Oggi

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Crediti dall’estero e sequestro conto corrente

Ben un milione di piccole imprese hanno difficoltà a recuperare i crediti transfrontalieri, con una perdita di 600 milioni di euro all’anno.
Da oggi sarà più facile recuperare i propri crediti nei confronti di un soggetto situato in un altro Stato dell’Unione Europea: grazie alla nuova procedura di recupero dei crediti oltre frontiera diventa possibile chiedere il sequestro conservativo su conti bancari del debitore per facilitare il recupero transfrontaliero dei crediti in materia civile e commerciale.
In questo modo, il creditore transnazionale può chiedere, al giudice, l’adozione di una cosiddetta «ordinanza europea» che blocchi il conto, onde evitare che, nell’attesa che giunga la sentenza finale del giudice che decide sulla controversia, il debitore nasconda i propri soldi, rendendoli ormai non più rintracciabili.
Con il nuovo sequestro conservativo, invece, i soldi vengono bloccati: non passano al creditore, ma restano nella banca, la quale però è tenuta a non consentirne il prelievo o lo spostamento su altri conti in attesa della decisione del giudice.
Un approfondimento su Laleggepertutti.it

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Novità 2017, prelevamenti bancari

Nell’ambito del “Collegato alla Finanziaria 2017” sono state modificate le disposizioni in materia di accertamenti bancari. In particolare, è stato superato il principio per cui una certa quantità di prelevamenti da parte di imprese e lavoratori autonomi costituissero sempre redditi.
Il Collegato fa una distinzione, accogliendo l’orientamento espresso nel 2014 dalla Corte Costituzionale. In particolare, d’ora in poi la presunzione in base alla quale i prelevamenti dal c/c bancario non giustificati costituiscono importi non dichiarati è prevista solo per le imprese e soltanto se di importo superiore a € 1.000 giornalieri e, comunque, a € 5.000 mensili. Non opera mai, invece, per i lavoratori autonomi, a prescindere dal relativo importo.
Per quanto riguarda invece i versamenti, si presumono sempre ricavi sia effettuati da imprese che da lavoratori autonomi.

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Banche italiane, le più costose

I clienti delle banche italiane sono i più tartassati d’Europa. Nel 2015 l’incidenza percentuale delle commissioni nette sui ricavi delle banche italiane (pari al 36,5 per cento) è stata la più elevata d’Europa. Tra i principali paesi Ue, in Francia la quota si è attestata al 32,9, in Austria al 27,5, in Germania al 26,2 e nei Paesi Bassi al 17 per cento. L’anno scorso i ricavi netti derivanti dalle commissioni bancarie hanno sfiorato i 30 miliardi di euro, quasi 5 miliardi in più rispetto al 2008.
In particolare, l’Ufficio studi della Cgia, segnala che negli ultimi 7 anni (2008-2015) la crescita dei costi dei conti correnti, delle carte di credito e degli altri servizi bancari ha subito in Italia un’impennata che non ha avuto eguali nel resto d’Europa. Se da noi l’incremento è stato del 20 per cento, nel Regno Unito si è fermato all’11,5 per cento,, mentre in Germania (-4,6 per cento), in Belgio (-7 per cento) e soprattutto nei Paesi Bassi (-27 per cento) c’è stata una forte diminuzione. Su SoldiWeb

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