Attività dentro la UE: scadenze elenchi Intrastat

Il prossimo 26 aprile è prevista la scadenza per la presentazione degli elenchi riepilogativi Intrastat concernenti gli acquisti e le cessioni all’interno della Ue di beni e le prestazioni di servizi rese e ricevute da soggetti stabiliti in un altro Stato Ue, riferiti al primo trimestre ovvero al mese di marzo dell’anno 2017.


L’annunciata soppressione degli elenchi intrastat è stata infatti rinviata al 31 dicembre. Da qui l’obbligo per tutto il 2017 a presentare gli elenchi acquisti (modelli INTRA-2) mensili e trimestrali di beni e servizi, nel rispetto delle consuete modalità e termini di presentazione.
La presentazione dei modelli è infatti trimestrale per i soggetti che, per ciascuna categoria di operazioni (beni o servizi) e nei quattro trimestri precedenti a quello di riferimento, hanno effettuato acquisti/cessioni intra-Ue di beni ovvero ricevuto/reso prestazioni di servizi intra-Ue per un ammontare non superiore a 50.000 euro, mentre è mensile negli altri casi.
Cosa succede se non si rispetta questo obbligo di legge? Le sanzioni riguardano sia l’omessa presentazione degli elenchi riepilogativi, sia la loro compilazione incompleta, inesatta o irregolare.
La sanzione varia da 500 a 1.000 euro per ciascuno di essi, ridotta alla metà in caso di presentazione nel termine di 30 giorni dalla richiesta inviata dagli uffici abilitati a riceverla o incaricati del loro controllo. Non sono, invece, sanzionate la correzione dei dati inesatti e l’integrazione dei dati mancanti, purché ciò avvenga spontaneamente o, comunque, entro il termine di 30 giorni dalla richiesta dei competenti uffici doganali.
Tuttavia, per sanare le violazioni in esame è possibile avvalersi dell’istituto del ravvedimento operoso:
• entro i 90 giorni successivi alla scadenza del termine di presentazione dell’elenco riepilogativo: la sanzione da applicare è pari a 1/9 del minimo, ovvero € 55,56;
• entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno nel corso del quale la violazione è stata commessa: la sanzione da applicare è pari a 1/8 del minimo, ovvero € 62,50;
• entro il termine di presentazione della dichiarazione Iva relativa all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione: la sanzione è pari a 1/7 del minimo, ovvero € 71,42;
• oltre il termine di presentazione della dichiarazione relativa Iva all’anno successivo a quello nel corso del quale è stata commessa la violazione: la sanzione è pari a 1/6 del minimo, ovvero € 83,33.

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L’Italia digitale: bene le imprese, ma il paese è fermo

E’ stato pubblicato il nuovo Desi Index, l’indicatore che misura la transazione al digitale nell’economia e nella società promosso dalla Commissione europea. L’Italia si è confermata al 25mo posto tra i 28 paesi membri dell’Unione Europea.

Tutti gli indici restano deludenti: la connettività, ovvero la velocità della Rete e i costi; il capitale umano, vale a dire la diffusione delle competenze digitali; l’utilizzo di Internet, anche economico e di transazioni on-line; la digitalizzazione delle imprese, del commercio, della pubblica amministrazione e le politiche di e-government dei singoli paesi.
I Paesi più digitali sono quelli scandinavi, il Benelux, la Gran Bretagna e l’Estonia. Buona la situazione in Germania, Francia, Austria e penisola iberica, come pure in Lituania, Repubblica Ceca e Slovenia. Male per gli altri, tra cui Italia e Grecia.
Lo studio sottolinea che “le imprese italiane stanno perseguendo dei percorsi di trasformazione abilitati dalle tecnologie digitali, con importanti risultati come quelli relativi alla fatturazione elettronica”, a fronte di un gap della pubblica amministrazione, i cui processi di digitalizzazione sono addirittura passati dal 17mo al 21mo posto.
Qui il link al Desi Index

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Prorogati gli Intrastat fino a fine anno

Il disegno di legge di conversione del decreto Milleproroghe prolunga fino al 31 dicembre 2017 l’obbligo di invio dei modelli INTRASTAT relativi agli acquisti intra-comunitari di beni e di servizi, in attesa di “significative misure di semplificazione degli obblighi comunicativi dei contribuenti finalizzate a garantire anche la qualità e la completezza delle informazioni statistiche richieste dai regolamenti UE e ad evitare duplicazioni”.
Dal 1° gennaio 2018 sono abrogati gli INTRASTAT per le prestazioni di servizi rese a e ricevute da soggetti UE.
Dunque, dal 1 gennaio 2017 non occorre più presentare gli INTRASTAT per gli acquisti di beni e di servizi. Questo si spiega col fatto che le informazioni da trasmettere sono in realtà già contenute nei dati relativi alle fatture emesse e ricevute, alle bollette doganali e alle note di variazione che devono essere effettuate con cadenza trimestrale entro la fine del secondo mese successivo al trimestre di riferimento.
L’Agenzia delle Dogane ha inoltre chiarito che, per garantire un uniforme e corretto adempimento da parte degli operatori economici, l’obbligo della comunicazione degli elenchi riepilogativi relativi alle suddette operazioni trova applicazione fino all’ultimo trimestre o all’ultimo mese del 2016. Il che significa aver trasmesso entro il 25 gennaio 2017 i modelli INTRA-2.

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Aziende a rilento su privacy europea

Nel 2018 entrerà in vigore negli stati dell’Unione Europea il General Data Protection Regulation (Gdpr), il regolamento europeo di protezione dei dati personali che prevede una serie di adempimenti nuovi e strutturati. 
Sono preparate le imprese? Secondo una indagine dell’Osservatorio information securtiy and privacy del Politecnico di Milano solo il 9% delle aziende ha attivato un progetto specifico per affrontare i nuovi obblighi. E solo un 35% prevede di stanziare a breve un budget destinato.
Cosa prevede la normativa? Si dovrà ad esempio effettuare uno screening dei rischi nelle procedure di trattamento dei dati e in alcuni casi procedere con una valutazione di impatto. In caso di violazione, attacco, perdita di dati informatici si dovranno informare le autorità di controllo e in alcuni casi anche i diretti interessati. Alcune tipologie di aziende dovranno dotarsi di un responsabile della protezione dei dati. Con il nuovo regolamento il titolare del trattamento ha l’obbligo di adottare i mezzi di tutela dei dati, ma soprattutto di comprovarlo. Per questo dovrà utilizzare sistemi di gestione ad hoc capaci di monitorare, documentare, verificare oltre che tutelare. Vale a dire dotarsi di modelli di governance multidisciplinare nella gestione dei dati.
A 18 mesi dall’entrata in vigore delle nuove norme, ben poche imprese sembrano pronte o nelle condizioni di esserlo a breve.  Qui il rapporto su Europrivacy.info

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IVA/2: norme a sostegno PMI e E-Commerce

La Commissione europea ha reso pubblica a dicembre una serie di misure volte ad agevolare gli adempimenti IVA per le imprese di commercio elettronico nell’UE.
Le proposte consentiranno ai consumatori e alle imprese, in particolare le start-up e le PMI, di acquistare e vendere più facilmente beni e servizi online.
L’introduzione di un portale a livello dell’UE per i pagamenti IVA online (lo “sportello unico”) permetterà di ridurre significativamente le spese per gli adempimenti IVA; le imprese dell’Unione potranno così risparmiare 2,3 miliardi di euro all’anno.
Inoltre, secondo le nuove norme l’IVA sarà versata nello Stato membro del consumatore finale, garantendo così una distribuzione più equa del gettito fiscale tra i paesi dell’Unione.
Le proposte aiuteranno gli Stati membri a recuperare l’IVA perduta ogni anno sulle vendite online, stimata attualmente a 5 miliardi di euro. Si prevede che la perdita di entrate raggiungerà i 7 miliardi di euro entro il 2020 e per questo è essenziale agire ora. 
Qui in dettaglio

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