Autoriciclaggio e illeciti fiscali

Se si compie una serie di atti illeciti che fanno realizzare un profitto mascherato da un mero risparmio di imposta, si può considerare un reato di autoriclaggio? Per rispondere alla questione ci aiuta un esperto di Euroconference, Angelo Ginex, che di recente ha scritto in merito.
Proviamo a capire di cosa si tratta.

ph.Trinity Kubassek

Cosa si intende quando si parla di autoriciclaggio? Secondo l’articolo 648-ter.1 c.p. il reato scatta quando una persona impiega, sostituisce o trasferisce in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative, il denaro, i beni o le altre utilità “provenienti” dalla commissione di un delitto non colposo, in modo da ostacolare concretamente l’identificazione della loro provenienza delittuosa.
La questione, dice la dalynews dei professionisti fiscali, “è se quel termine “provenienti”, includa solo le utilità che, attraverso la commissione del reato presupposto, determinano un incremento di ricchezza nel patrimonio del reo oppure anche quelle costituite da una mancata diminuzione del patrimonio medesimo, e cioè da un mero risparmio”.
A questo proposito, sia la giurisprudenza che le circolari di Banca di Italia e Guardia di finanza danno una interpretazione estensiva. Non tutti i giuristi sono della stessa opinione. La Corte di Cassazione, chiamata in causa, ha solo sottolineato che per configurarsi il reato di autoriciclaggio è necessario che le attività di impiego, sostituzione o trasferimento di denaro o altri beni e utilità vengano espletate in un momento in cui il delitto presupposto si sia già perfezionato.
“Non sembrano esserci dubbi invece – continua l’esperto – sul fatto che sia difficile configurare il reato di autoriciclaggio nei casi di occultamento o distruzione di documenti contabili e di sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte, in quanto tali fattispecie puniscono condotte di pericolo, prodromiche all’evasione, che prescindono dal mancato versamento dell’imposta e dalla produzione di ricchezza in capo al contribuente”.

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Violazioni del reverse charge, sanzioni soft e principio di corresponsabilità

Le nuove disposizioni sono in vigore dal 1° gennaio 2016 e si applicano anche per le violazioni commesse fino al 31 dicembre 2015 per le quali non siano stati emessi atti che si sono resi “definitivi” anteriormente al 1° gennaio 2016. La riforma ha provato a marcare più a fondo al principio di proporzionalità e di colpire in modo più lieve gli errori e in modo più grave le frodi. Lo Studio Menin vi può seguire in ogni operazione, qui trovate una breve guida.


In particolare vengono affrontati nei casi di:
1) “irregolare assolvimento” dell’imposta: quando l’operazione doveva essere assoggettata al meccanismo dell’inversione contabile, ma l’imposta è stata assolta in via ordinaria; oppure: l’operazione doveva essere assoggettata al regime ordinario, ma l’imposta è stata assolta in reverse charge.
2) errata applicazione del reverse charge ad operazioni esenti, non imponibili, non soggette ad imposta o inesistenti, disponendo la neutralizzazione degli effetti fiscali ai fini Iva e prevedendo la sanzione compresa tra il 5 e il 10% dell’imponibile (con un minimo di 1.000 euro) solo nei casi di operazioni inesistenti.
Nei di casi di irregolare assolvimento dell’Iva, occorre tener presente che:
• non occorre regolarizzare l’operazione;
• è fatto salvo il diritto alla detrazione;
• la violazione è punita con una sanzione in misura fissa che va da un minimo di 250 euro fino a un massimo di 10.000 euro. La sanzione proporzionale torna applicabile solo quando l’irregolarità è stata determinata da una finalità di evasione o frode di cui è provata la consapevolezza;
il fornitore e l’acquirente sono responsabili in solido per il pagamento della sanzione fissa.
Viene chiarito a questo proposito che la sanzione fissa è dovuta in base a ciascuna liquidazione (mensile o trimestrale) e con riferimento a ciascun fornitore committente (e non più per ogni singola fattura).
Le disposizioni più leggere contenute nelle nuove norme si applicano solo alle ipotesi “in cui l’imposta è stata erroneamente assolta dal cessionario o committente con il meccanismo dell’inversione contabile … per operazioni – astrattamente – riconducibili alle ipotesi di reverse charge ma per le quali non ricorrevano tutte le condizioni per la sua applicazione”.
Un esempio? la sanzioni trova applicazione per l’impiantista che realizza in appalto un impianto idraulico in un giardino non di pertinenza di un edificio e l’acquirente assolve l’Iva con il meccanismo dell’inversione contabile: la prestazione sarebbe astrattamente riconducibile al reverse charge rimanendone esclusa “solo” perché manca il legame con l’edificio.
La norma non si applica, invece, quando l’inversione contabile è utilizzata in ipotesi palesemente estranee al regime. In tal caso va applicata la sanzione proporzionale

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IVA/1: presto nuove norme europee

Le attuali norme riguardo all’IVA per il commercio interno all’Ue sono in vigore dal 1993 e richiedono un aggiornamento per soddisfare le esigenze di aziende in espansione, e-commerce e ridurre il numero di truffe, oggi numerose.

Il 24 novembre scorso il Parlamento europeo ha votato una risoluzione per chiedere alla Commissione europea di semplificare e armonizzare il sistema dell’IVA e combattere le frodi.
In particolare, l’obiettivo sono le cosiddette “frodi carosello”. Si calcola che l’evasione dell’IVA in Europa si aggiri sui 1000 miliardi di euro.
 Cosa sono le frodi carosello? Si verificano sfruttando la legge transitoria che prevede che la vendita di beni tra stati membri Ue sia esente da IVA e permette di guadagnare detraendo illegalmente l’IVA.
Nello specifico la frode consiste nella creazione di una società fittizia che acquista merce da un altro stato membro senza dover pagare l’IVA. Tale società fittizia, poi, vende a un’altra azienda del proprio Paese la merce, facendogli pagare anche l’IVA che però non versa. Una volta pagato, l’azienda destinataria finale detrae l’IVA che però in realtà non è mai stata pagata dall’altra società fantasma.
Il Parlamento ha chiesto un sistema di pagamento dell’ imposta basato sul versamento nel paese di destinazione finale del bene o del servizio. In più chiede la riduzione del numero di prodotti esenti, la semplificazione delle norme e l’applicazione di una aliquota che sia la più bassa possibile.
La relazione invita anche la Commissione a studiare attentamente le conseguenze del meccanismo di inversione contabile per verificare se questa procedura semplifichi realmente la situazione per le piccole e medie imprese e riduca effettivamente le truffe all’imposta.

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