Indennità di malattia: è garantita se ci trasferisce all’estero?

Photo by Daniela Maria | Pexels

Un lavoratore, che per malattia è costretto a casa, può decidere di trasferirsi all’estero.
Lo può fare per molti motivi, non solo per curarsi, ma perché vuole risiedere fuori dal proprio paese. E in tempi di mobilità veloci la questione è diventata molto meno rara di quello che può sembrare.
Tuttavia, la domanda è: può mantenere all’estero l’indennità di malattia? Sì, dice l’INPS, ma solo due condizioni. Continua a leggere Indennità di malattia: è garantita se ci trasferisce all’estero?

Seguici sui principali social media:

Impresa familiare: i coniugi sono equiparati a conviventi e unioni civili?

Agenzia delle Entrate e Inps hanno avuto modo di esprimersi in materia di impresa familiare alla luce delle disposizioni sulle unioni civili e le convivenze di fatto. Dalle loro circolari, tuttavia, ne esce una interpretazione “disallineata” fra il trattamento fiscale (riconosciuto dall’Agenzia) e il trattamento contributivo o previdenziale (previsto dall’Inps).
Il che significa che la questione dovrà essere ulteriormente approfondita.
Perché?

Secondo l’Agenzia delle Entrate i componenti di un’unione civile (prevista fra persone dello stesso sesso) e di una convivenza di fatto (tra persone di sesso diverso o uguale) possono assumere la qualifica di collaboratore dell’impresa familiare con l’attribuzione di una quota del reddito prodotto dall’impresa. L’Agenzia, dunque, ha equiparato i conviventi o i componenti di un’unione civile alla situazione dei coniugi.
L’Inps invece ha riconosciuto che questa equiparazione, ai fini previdenziali e contributivi, valga solo per i componenti dell’unione civile e non per i conviventi. Dunque ai primi sono riconosciuti gli stessi diritti e i medesimi obblighi previdenziali previsti per i coniugi che collaborano nell’impresa familiare mentre ai secondi è solo riconosciuta la possibilità di partecipare agli utili dell’impresa dell’altro convivente.
Secondo l’Inps, infatti, “anche con riferimento al campo di applicazione dell’istituto dell’impresa familiare, deve intendersi che il soggetto unito civilmente al titolare dell’impresa familiare deve essere equiparato al coniuge, con tutti i conseguenti diritti ed obblighi di natura fiscale e previdenziale”, mentre “non introduce alcuna equiparazione di status, né estende al convivente gli stessi diritti o obblighi di copertura previdenziale previsti per il familiare coadiutore”.
Un punto quest’ultimo che l’Inps dovrà in qualche modo rivedere.

Seguici sui principali social media:

Previdenza e questioni familiari

L’INPS ha recentemente fornito una serie di chiarimenti in materia di lavoro e nuclei familiari.

  1. Unioni civili
    La circolare dell’Istituto chiarisce in merito all’individuazione del nucleo di riferimento per le unioni civili e la determinazione del reddito complessivo per i nuclei familiari composti da genitori conviventi, oltre al diritto all’assegno per congedo matrimoniale.
    In particolare, in caso di un nucleo in cui solo una delle due parti dell’unione è lavoratore dipendente o titolare di prestazione previdenziale, l’INPS precisa che, al pari del diritto riconosciuto nell’ambito del matrimonio per il coniuge non separato legalmente ed effettivamente, vanno riconosciute le prestazioni familiari per la parte dell’unione civile priva di posizione tutelata.
  2.  Gravidanze e certificate on-line
    Con la trasmissione telematica dei certificati di gravidanza la lavoratrice non è più tenuta alla presentazione degli stessi in formato cartaceo all’INPS e al datore di lavoro. Quest’ultimo potrà consultare la certificazione, previa autenticazione con PIN/CNS ed inserimento del codice fiscale e del numero di protocollo del certificato, attraverso l’apposita applicazione esposta sul sito dell’INPS.  L’INPS prevede un periodo transitorio di 3 mesi (fino ai primi di agosto) per applicare le nuove norme, durante il quale al medico è consentito il rilascio del certificato con modalità cartacea.
  3. Congedi parentali
    Il congedo facoltativo per i padri lavoratori dipendenti può essere fruito nei primi mesi dell’anno 2017 solamente per gli eventi (parto, adozione e affidamento) avvenuti nell’anno 2016.
Seguici sui principali social media:

Assunzioni, licenziamenti e voucher: il 2016 del lavoro visto dall’Inps

Si è esaurita la spinta degli sgravi ad assumere e con essa è venuta meno la corsa all’apertura di contratti stabili incentivati nel 2015. L’uso dei voucher è in leggera flessione. E’ questa la fotografia tracciata dall’Inps nell’ultimo rapporto con i dati di dicembre 2016.
Secondo l’Osservatorio sul precariato dell’Istituto di previdenza, alla fine del 2016, nel settore privato, i rapporti di lavoro attivi risultano aumentati di 340.000 unità rispetto alla fine del 2015, come saldo tra le assunzioni e le cessazioni intervenute nel periodo.
L’incremento dei rapporti di lavoro nel 2016 si aggiunge a quello, ancora più consistente, osservato nel 2015. Il risultato complessivo del biennio 2015-2016 è pari a +968.000, diversamente dal biennio precedente 2013-2014 quando si erano registrati sempre saldi negativi.
“Il risultato del 2016 è imputabile – si legge nel rapporto dell’Inps –  prevalentemente al trend di crescita netta registrato dai contratti a tempo determinato, il cui saldo annualizzato ha significativamente recuperato la contrazione registrata nel 2015, indotta dall’elevato numero di trasformazioni in contratti a tempo indeterminato.
Il saldo dei contratti a tempo indeterminato risulta comunque positivo. Al risultato di fine anno ha concorso significativamente l’elevato livello di trasformazioni di rapporti a termine indotto, a dicembre dalla fine dell’esonero contributivo biennale e delle incentivazioni per i lavoratori in lista di mobilità.
Anche i rapporti di lavoro di apprendistato nel 2016 hanno conosciuto un incremento”.
E i voucher? Nel gennaio 2017 le vendite dei voucher, pari 8,9 milioni (valore nominale di 10 euro) si sono stabilizzate su livelli analoghi a quelli di gennaio 2016 (8,5 milioni), “con un modesto incremento” del 3,9%. Lo comunica l’Inps spiegando che “la forte flessione nella crescita, sempre più marcata a partire da ottobre 2016, può riflettere anche gli effetti del decreto legislativo con cui sono stati introdotti obblighi di comunicazione preventiva in merito all’orario di svolgimento della prestazione lavorativa”.

 

Seguici sui principali social media: