1 dicembre 2017, seminario sulla fatturazione elettronica

Quella che si preannuncia per le imprese è una vera rivoluzione.
Niente più carta né email: ma un sistema digitale con appositi applicativi, per redigere e ricevere documenti fiscali. Cambiano le relazioni tra fornitori e clienti e tra loro e gli studi di consulenza fiscale. E’ un mondo contabile e fiscale che assumerà un nuovo volto. Tutto digitale.
Per questo lo Studio Menin si sta preparando e sta coinvolgendo imprese e professionisti del territorio, con nuovi servizi e consulenze.
Il 1 dicembre un primo appuntamento: si discuterà proprio della trasformazione digitale.

Dal 2019 (e da metà 2018 per alcune attività) sarà obbligatoria per imprese e professionisti la fatturazione elettronica, che già è necessario usare per la pubblica amministrazione.
Come sottolinea infatti l’edizione odierna de Il sole 24 ore «l’obbligo della fattura elettronica nelle operazioni business to business (B2B), che il Ddl di bilancio vuole far debuttare in due tempi, può contare già sulla notevole esperienza maturata verso le pubbliche amministrazione. Da gennaio a ottobre di quest’anno sono circa 23,5 milioni i file passati attraverso il Sistema di interscambio (Sdi) dell’agenzia delle Entrate diretti verso le Pa centrali e locali che poi possono procedere a pagare i loro fornitori».
Così succederà anche tra privati.

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Dal 2018 bonus per spese di pubblicità

Dal 2018 lavoratori autonomi e imprese che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie potranno beneficiare di un contributo sotto forma di credito d’imposta.
L’idea è di incentivare imprenditori e professionisti a utilizzare strumenti pubblicitari per favorire lo sviluppo della propria attività e quindi generare una  ripresa in un settore in crisi come quello dell’editoria.
Come funziona il bonus?

La norma prevede che il credito d’imposta sarà riconosciuto ai soggetti che effettuano investimenti in campagne pubblicitarie su:
– stampa quotidiana e periodica;
– emittenti televisive e radiofoniche locali, analogiche o digitali.
Per poter beneficiare del bonus il valore di tali investimenti deve superare almeno dell’1% il valore degli investimenti di analoga natura effettuati sugli stessi mezzi di informazione nell’anno precedente.
L’agevolazione è pari al 75% del valore incrementale degli investimenti effettuati; nel caso di microimprese, piccole e medie imprese e start up innovative il credito d’imposta è pari al 90%, nel limite massimo complessivo di spesa stabilito annualmente con specifico D.P.C.M..
Il credito d’imposta è utilizzabile esclusivamente in compensazione, mediante modello f24.
Ora si aspetta la pubblicazione del decreto con le modalità e i criteri di attuazione, con particolare riguardo a:
– investimenti che danno accesso al beneficio;
– casi di esclusione;
– procedure di concessione e di utilizzo del beneficio;
– documentazione richiesta;
– l’effettuazione dei controlli;
– modalità finalizzate ad assicurare il rispetto del limite di spesa massimo agevolabile.
Ancora non è chiaro se resteranno esclusi gli investimenti pubblicitari realizzati via internet  e resta da chiarire anche se il calcolo dell’incremento per poter beneficiare dell’agevolazione dovrà essere effettuato sull’ammontare complessivo della spesa realizzata o sulla spesa realizzata sui singoli mezzi (stampa, televisione e radio).

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Partite Iva inattive: chiusure d’ufficio

Il “pacchetto semplificazioni” del DL 193/2016 prevede la chiusura d’ufficio delle Partite Iva dopo tre anni consecutivi di inesercizio dell’attività d’impresa,  arte o professione. Al momento sembra che la linea adottata, nel caso di chiusura d’ufficio, non comporti sanzioni per l’omessa comunicazione di cessata attività. Si rimane in attesa dei previsti chiarimenti attuativi da parte dell’Agenzia delle Entrate.
Non sono comunque previste comunicazioni preventive da parte dell’Ente finanziario al contribuente, il che significa che si procederà d’ufficio alla chiusura della partita iva, lasciando all’ormai ex titolare, la consultazione della propria posizione nel portale dell’Agenzia.  Permangono, ovviamente, gli accertamenti e le sanzioni per le omesse presentazioni delle dichiarazioni annuali (iva, redditi, irap).
Fino ad ora il contribuente doveva presentare all’Ente finanziario la dichiarazione di avvenuta cessazione, incorrendo, nel caso contrario, nella sanzione da 500 a 2000 euro.

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