Avete conti correnti all’estero?

Come comportarsi in sede di denuncia dei redditi se si hanno conti correnti all’estero? La normativa attuale prevede tre situazioni:


1) per i conti correnti ed i depositi con picco massimo nel corso del 2016 non superiore ad euro 15.000 e con giacenza media 2016 non superiore ad euro 5.000, non è necessario compilare il quadro RW;
2) per i conti correnti ed i depositi con picco massimo superiore ad euro 15.000, ma con giacenza media inferiore ad euro 5.000, si rende necessaria la compilazione del quadro RW ai soli fini degli obblighi di monitoraggio, senza compilare le caselle relative all’Ivafe (non dovuta) ed avendo cura di barrare la casella “20” per segnalare che la compilazione è eseguita solo per adempiere ai predetti obblighi di monitoraggio;
3) per i conti correnti ed i depositi con picco massimo non superiore ad euro 15.000, ma con giacenza media superiore ad euro 5.000, pur non sussistendo alcun obbligo di monitoraggio, è necessario compilare il quadro RW per l’assolvimento dell’imposta Ivafe nella misura fissa di euro 34,20.
Inoltre se il conto corrente è detenuto in un Paese non collaborativo (per l’individuazione degli stessi si deve fare riferimento alla white list allargata dal decreto ministeriale del 23 marzo scorso con cui sono stati inseriti tra i Paesi collaborativi anche lo Stato del Vaticano ed il Principato di Monaco) è necessario indicare nella casella 9 il picco massimo raggiunto dallo stesso nel corso dell’anno.

Seguici sui principali social media:

Italiani bocciati in educazione finanziaria

Cosa misura lo spread? Che differenza c’é tra obbligazione subordinata e semplice? Come funziona la previdenza complementare? Gli italiani si interessano poco dei temi finaziari e spesso quando ne scoprono il significato è quando ne fanno le spese. I casi di “risparmio tradito” ne sono l’inevitabile conseguenza.
Le Autorità di vigilanza – Banca d’Italia, Consob, Covip e Ivass – insieme al Museo del risparmio, alla Fondazione per l’educazione finanziaria e al risparmio e alla Fondazione Rosselli, d’intesa con il ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef) e il Ministero dell’università, dell’Istruzione e della Ricerca (Miur) hanno promosso nel 2015 un esercizio di rilevazione, come primo passo verso la definizione di una Strategia finanziaria educare gli italiani a riconoscere meglio i prodotti finanziari, del ripsarmio, polizze e simili. E il primo dato che emerge è che le iniziative di educazione finanziaria sono frammentarie e spesso con un numero di partecipanti modesto.
Qui l’articolo de La Repubblica | Economia & Finanza | Bloomberg

Seguici sui principali social media:

Risparmi, volano le Poste

Gli italiani preferiscono le poste alle banche: nei primi sei mesi di quest’anno la raccolta postale di risparmi ha segnato un +6,5% e oltre 250 miliardi di euro. Le Poste Italiane sono considerate molto più sicure, essendo controllate ancora al 65% dallo Stato.
E’ davvero così? Non tutti sanno che Poste non aderisce al Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi, che garantisce i conti bancari fino a 100.000 euro. Vero è che la società ha accantonato capitale per un miliardo di euro, al quale si aggiungono altri 400 milioni del Tesoro.
Tuttavia, va fatta una precisazione. Poste Italiane non è un operatore del credito nel senso classico del termine. Essa si limita a raccogliere denaro tra la clientela e a farlo investire o da altre banche o fondi o dalla Cassa depositi e prestiti. Da Soldiweb

Seguici sui principali social media:

Il peso crescente del risparmio gestito

«Con le crisi finanziarie e la volatilità dei mercati, sono cambiate le esigenze dei risparmiatori: è sempre più avvertita l’esigenza di un supporto consulenziale per una corretta allocazione.  Il ruolo del consulente, insomma, è sempre più importante per creare il giusto asset mix, corrispondente al profilo rischio rendimento del cliente e aggiustarlo nel tempo». Lo scrive il Sole 24 Ore, che spiega il peso crescente del cosiddetto risparmio gestito.
Cosa investire? Secondo la Associazione italiana private banking (Aipb) sempre più gettonati in fondi comuni scelti in base a cinque criteri: performance, rischio, costi, qualità del gestore e stile di gestione. 

Seguici sui principali social media: