Professionisti, nuovi obblighi su assicurazione e preventivi

Novità per i professionisti sono previsti dalla nuova legge sulla concorrenza. In particolare, dal 29 agosto, sono obbligatorie tre disposizioni:
– la  copertura assicurativa;
– il preventivo del compenso in forma scritta
– l’informazione dei titoli posseduti

Copertura assicurativa
Si tratta dell’obbligo da parte del professionista di avere una copertura assicurativa relativi ai possibili danni conseguenti all’esercizio della professione. Si ricorda che sono integralmente deducibili le spese sostenute per forme assicurative o di solidarietà per la garanzia contro il mancato pagamento delle prestazioni di lavoro autonomo
Cosa prevedono le nuove norme? Fatta salva la libertà contrattuale delle parti, la legge prevede che l’assicurazione contenga un periodo di ultrattività della copertura per le richieste di risarcimento presentate per la prima volta entro 10 giorni successivi e relative a fatti illeciti verificatisi nel periodo di operatività della copertura assicurativa. Tale previsione è applicabile anche alle polizze assicurative già in corso di validità al 29.8.2017 consentendo su richiesta del contraente la possibilità di rinegoziazione del contratto in essere.

Obbligo del preventivo
Il compenso per la prestazione professionale deve essere pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale secondo le forme previste dall’ordinamento.
Il professionista è tenuto a comunicare al cliente, in forma scritta o digitale:
– il grado di complessità dell’incarico
– gli estremi della polizza assicurativa per danni provocati nell’esercizio dell’attività
– gli oneri ipotizzabili dal momento del conferimento dell’incarico fino alla sua conclusione
– il preventivo di massima del compenso richiesto per svolgere la prestazione: deve comprendere spese, oneri, contributi e tutti i costi per le singole prestazioni (ad esempio l’addebito del contributo della Cassa previdenziale / Gestione Separata INPS, l’aliquota IVA applicabile, così come oneri amministrativi o tributi per le pratiche). Inoltre, dovranno essere riportate le modalità di rimborso, se previste, per le trasferte del professionista.
Anche se la norma non prevede alcuna “conseguenza”, il mancato preventivo potrebbe dare origine a contestazioni dell’importo e possibili contenziosi in merito al compenso.
Da sottolineare che per gli avvocati è necessaria la predisposizione di un preventivo di massima in forma scritta anche in assenza di una espressa richiesta del cliente.

Informazione sui titoli posseduti
E’ inoltre stabilito l’obbligo di indicare e comunicare i titoli posseduti ed eventuali specializzazioni per i professionisti iscritti in Ordini o Collegi al fine di garantire massima trasparenza verso gli utenti.
La norma in esame non indica, tuttavia, quando tale obbligo debba essere assolto (ad esempio, al primo rapporto con il cliente oppure nel momento del conferimento dell’incarico).
Il professionista ha la possibilità di pubblicizzare:
-l’ attività professionale;
-le specializzazioni e i titoli professionali posseduti;
– la struttura dello studio;
– i compensi delle prestazioni.
Tutte le informazioni possono essere rese con ogni mezzo, pur nel rispetto dell’obbligo di verità, trasparenza e correttezza. Non possono risultare equivoche o ingannevoli o denigratorie.

 

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Professionisti, le spese di formazione tutte deducibili

La recente legge conosciuta come “jobs act autonomi” ha modificato la disciplina fiscale delle spese di formazione dei professionisti e lavoratori autonomi. Anche se prevede un tetto massimo di spesa, nella maggior parte dei casi consente, a partire dal 2017, la piena deduzione delle spese sostenute dai professionisti per i corsi di formazione, nonché per le trasferte correlate.


Finora infatti la deduzione delle spese di formazione era permessa fino a un massimo del 50% e quelle per le trasferte subivano una doppia misura (75% come spese  di vitto e alloggio e 50% di formazione). Ora diventano interamente deducibili, nel limite di un plafond annuo pari ad € 10.000
Se si esercita la professione in forma associata, si intende moltiplicato per il numero degli associati .
La deducibilità integrale riguarda non solo le spese di iscrizione agli eventi formativi (indipendentemente dal fatto che questo risulti accreditato o meno dall’ordine professionale di appartenenza), ma anche le spese di viaggio e soggiorno sostenute in concomitanza di tali eventi. In questo caso, per la verifica del limite complessivo di € 10.000 devono concorrere anche le spese relative alla trasferta, sia per le spese di vitto e alloggio, quanto per quelle di viaggio. Il meccanimo per le trasferte vale anche quando la partecipazione è a titolo gratuito per il professionista.

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Versamenti al coniuge o ex: deducibili?

Tempi di denuncia dei redditi. In molti chiedono: sono deducibili dal reddito complessivo i versamenti periodici effettuati al coniuge? Sì, secondo la legge, anche se residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Da un punto di vista fiscale l’assegno di mantenimento al coniuge rappresenta un onere deducibile per il soggetto che lo eroga e un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente per il coniuge che lo percepisce.
Sono esclusi invece gli eventuali assegni erogati per il mantenimento dei figli: se la somma indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria è comprensiva anche della quota relativa al mantenimento dei figli, si considera una quota del 50% del totale erogato, indipendentemente dal numero dei figli. Tale importo, inoltre, non costituisce un onere deducibile per il genitore che lo corrisponde.
Altre indicazioni in merito, da tener presente:
• non sono deducibili le somme corrisposte in unica soluzione al coniuge separato o divorziato; non possono essere considerati oneri deducibili nemmeno le somme corrisposte dal coniuge a titolo di quota di mutuo versata in sostituzione dell’assegno di mantenimento, nel caso in cui l’altro coniuge abbia comunque rinunciato all’assegno di mantenimento;
le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento Istat sono deducibili solo nel caso in cui la sentenza del giudice preveda espressamente un criterio di adeguamento automatico dell’assegno dovuto;
gli assegni alimentari periodici corrisposti dal contribuente all’ex coniuge, tramite trattenute sulle rate di pensione, sono deducibili anche qualora tali importi siano utilizzati dal contribuente in compensazione di un credito vantato nei confronti dell’ex coniuge per somme eccedenti al dovuto che sono state versate in suo favore;
• non è deducibile l’assegno corrisposto al coniuge, come una tantum, anche se il relativo pagamento avviene in maniera rateizzata;
• è deducibile anche il cosiddetto “contributo casa”, ovvero le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato che siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente.
In tutti i casi è necessario conservare:
• la sentenza di separazione o divorzio per prendere visione della somma riportata sull’atto e, se previsto, la rivalutazione di tale importo;
• i bonifici ovvero le ricevute rilasciate dal soggetto che ha percepito la somma per verificare gli importi effettivamente versati nel 2016.

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Fatture con descrizioni generiche: costi indeducibili e IVA indetraibile

Può capitare di emettere o di ricevere fatture con la descrizione generica della prestazione. Tuttavia le conseguenze potrebbero essere amare:  i costi diventano indeducibili ai fini delle imposte dirette e l’IVA indetraibile con possibile multa da euro 1.000 a euro 8.000.
Perché? Per quanto riguarda le imposte sui redditi vale la regola per cui il costo, per poter essere dedotto, deve non solo essere esistente ma anche inerente: secondo la Corte di Cassazione deve quindi trattarsi di una «spesa che si riferisce ad attività da cui derivano ricavi o proventi che concorrono a formare il reddito di impresa».
La stessa Corte ha anche stabilito che a provare quella inerenza sia il contribuente stesso. Quest’ultimo, oltre a fornire tutta la documentazione per giustificare il costo, dovrà anche dimostrare – sono sempre parole della Cassazione – «la coerenza economica dei costi sostenuti nell’attività d’impresa, ove sia contestata dall’Amministrazione finanziaria anche la congruità dei dati relativi a costi e ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni».
Per l’IVA la legge è chiara fin dal principio: in fattura devono essere esplicitate «natura, qualità e quantità dei beni e dei servizi formanti oggetto dell’operazione»
Dunque, se la descrizione generica è evidente che non consente d’identificare l’oggetto della prestazione, né rispetta prinicipi di trasparenza e conoscibilità, necessari alla amministrazione finanziaria per le attività di ispezione e controllo. Da qui la sanzione. Dunque: fate attenzione.

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Novità sui beni in trust per disabili

Sono state approvate dalla Camera dei Deputati le misure di assistenza e le agevolazioni fiscali volte a tutelare le persone con disabilità grave e prive di sostegno familiare. Entreranno in vigore dal 1 gennaio 2017.
In sintesi: è elevato a 750 euro l’ammontare della detrazione sulle assicurazioni con oggetto il rischio di morte finalizzato alla tutela delle suddette persone; diventa principio generale l’esenzione dall’imposta sulle successioni e donazioni dei beni e dei diritti conferiti in trust, di cui si definiscono limiti e scopi; sono deducibili le erogazioni liberali nei confronti dei trust o dei fondi speciali.
Qui per ulteriori dettagli da eutekne.info

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