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Buste paga, stop ai contanti

Dal 1° luglio i datori di lavoro o i committenti non potranno più corrispondere la retribuzione ai propri dipendenti in denaro contante ma solo con modalità tracciabili. La norma è stata introdotta a contrasto di pratiche illegali tuttora diffuse. E’ bene sapere come funziona.

Modalità tracciabili
Il datore di lavoro potrà versare le retribuzioni con:
a) bonifico (bancario o postale) sul conto – identificato dal codice IBAN – indicato dal lavoratore;
b) strumenti di pagamento elettronico;
c) assegno bancario o circolare consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato. Viene considerato “comprovato l’impedimento” quando il delegato sia il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale, del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni.
d) anche in contanti ma solo presso uno sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento.

Per quale tipo di contratti?
Il divieto di pagare la retribuzione in contanti si applica per qualsiasi rapporto di natura lavorativa, indipendentemente dalle modalità di svolgimento della prestazione, autonoma o subordinata.

Esclusioni
La tracciabilità dei pagamenti si applicherà a tutti i settori, con l’esclusione di:
• rapporti di lavoro instaurati con la pubblica amministrazione;
badanti e colf che lavorano almeno quattro ore giornaliere presso lo stesso datore di lavoro (perché rientrano nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per addetti ai servizi familiari e domestici).

La firma in busta paga
La norma prevede che la sottoscrizione della busta paga dimostra solamente il fatto di averla consegnata al dipendente, ma non la prova dell’avvenuto pagamento: quest’ultima è totalmente a cario del datore di lavoro.

Sanzioni
Nel caso di non utilizzo di metodi tracciabili, il datore di lavoro o committente sarà sottoposto a sanzione amministrativa pecuniaria di importo compreso tra i 1.000 e i 5.000 euro.

Resta comunque valida la normativa antiriciclaggio se la retribuzione è superiore ai 2.999,99 euro: è da ricordare infatti che il trasferimento di denaro contante, effettuato a qualsiasi titolo tra soggetti diversi, siano essi persone fisiche o giuridiche, quando il valore oggetto di trasferimento sia complessivamente pari o superiore a 3.000 euro. Per i trasferimenti attraverso “money transfer” la soglia è ridotta a 1.000 euro.
Il divieto vale anche quando si effettuano più pagamenti, inferiori alla soglia, che appaiano artificiosamente frazionati. Le sanzioni previste vanno da 3 mila a 50 mila euro.

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