Il fisco di fronte a un conferimento d’azienda

Cosa comporta dal punto di vista fiscale un conferimento d’azienda?
Le norme prevedono un regime ordinario, quello della neutralità fiscale: l’operazione di conferimento non comporta cioè il realizzo né di plusvalenze né di minusvalenze. Oppure si può optare per il riconoscimento fiscale dei maggiori valori iscritti in bilancio relativi all’azienda ricevuta, dietro versamento di un’imposta sostitutiva delle imposte sui redditi e dell’Irap. E’ il regime opzionale.

Quando farla per il fisco?
L’opzione dev’essere esercitata nella dichiarazione dei redditi riferita al periodo di imposta durante il quale è avvenuta l’operazione oppure nel periodo di imposta successivo.
Cosa comporta?
L’opzione si considera perfezionata con il versamento della prima delle tre rate dell’imposta sostitutiva dovuta, con le seguenti aliquote:
• 12% sulla parte dei maggiori valori assoggettati a tassazione entro i 5 milioni di euro;
• 14% sulla parte che eccede 5 milioni e fino a 10 milioni di euro;
• 16% sulla parte superiore a 10 milioni di euro.
L’imposta va versata in tre rate annuali :
• la prima rata, pari al 30%, va versata entro il termine di versamento a saldo delle imposte sui redditi e dell’Irap relative al periodo di imposta in cui è avvenuta l’operazione straordinaria o a quello successivo, in caso di opzione ritardata (fatto salvo il differimento di 30 giorni con la maggiorazione dello 0,40%);
• alla seconda rata, pari al 40%, e alla terza, pari al 30%, si applicano gli interessi nella misura del 2,5%, e vanno versate entro il termine per il versamento a saldo dell’imposta sul reddito e dell’Irap dei periodi di imposta successivi a quelli di esercizio dell’operazione.
Scegliere il regime opzionale dell’imposta sostitutiva permette al conferitario il riconoscimento dei maggiori valori, ai fini dell’ammortamento, a partire dal periodo di imposta successivo a quello dell’opzione.
Il mantenimento di tale agevolazione richiede infine che i beni affrancati siano mantenuti per almeno i quattro periodi di imposta successivi, pena la riduzione del costo fiscale riconosciuto con l’affrancamento.

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21 agosto: proroga anche per gli autonomi

Ieri il Ministero dell’economia e delle finanze ha annunciato che la proroga dei versamenti delle imposte al prossimo 21 agosto, con applicazione della maggiorazione dello 0,40%, è allargata anche ai lavoratori autonomi.


In questo modo imprenditori e autonomi avranno 21 giorni in più rispetto al termine ordinario del 31 luglio 2017 per effettuare il versamento maggiorato del saldo 2016 e della prima rata dell’acconto 2017.
In particolare si tratta dei versamenti relativi a:
– la dichiarazione dei redditi (Irpef/Ires/imposte sostitutive),
– la dichiarazione Irap
– la dichiarazione in materia di imposta sul valore aggiunto (saldo Iva).
Continua l’incertezza per i contributi INPS degli artigiani e commercianti dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale. Anche se non esplicitata ieri, la circolare INPS 104/2017 ha precisato che “i contributi dovuti sulla quota di reddito eccedente il minimale devono essere versati alle scadenze previste per il pagamento delle imposte sui redditi”. La proroga, quindi, dovrebbe valere anche per questi versamenti contributivi.
Lo stesso dicasi per il versamento del diritto annuale, atteso che esso deve avvenire nelle medesime scadenze delle imposte dirette.
Il Ministero ha annunciato un nuovo decreto con cui verrà prorogato al 31 ottobre 2017:
– il termine per la presentazione della dichiarazione dei sostituti d’imposta (modello 770)
– il termine per la presentazione delle dichiarazioni in materia di imposte sui redditi e di Irap. A rigor di logica il nuovo termine dovrebbe valere anche per le imprese soggette al nuovo principio della derivazione rafforzata che già beneficiano della miniproroga al 16 ottobre.

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Versamenti al coniuge o ex: deducibili?

Tempi di denuncia dei redditi. In molti chiedono: sono deducibili dal reddito complessivo i versamenti periodici effettuati al coniuge? Sì, secondo la legge, anche se residente all’estero, a seguito di separazione legale ed effettiva, di scioglimento o annullamento del matrimonio o di cessazione dei suoi effetti civili, nella misura indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria.

Da un punto di vista fiscale l’assegno di mantenimento al coniuge rappresenta un onere deducibile per il soggetto che lo eroga e un reddito assimilato a quello di lavoro dipendente per il coniuge che lo percepisce.
Sono esclusi invece gli eventuali assegni erogati per il mantenimento dei figli: se la somma indicata nel provvedimento dell’autorità giudiziaria è comprensiva anche della quota relativa al mantenimento dei figli, si considera una quota del 50% del totale erogato, indipendentemente dal numero dei figli. Tale importo, inoltre, non costituisce un onere deducibile per il genitore che lo corrisponde.
Altre indicazioni in merito, da tener presente:
• non sono deducibili le somme corrisposte in unica soluzione al coniuge separato o divorziato; non possono essere considerati oneri deducibili nemmeno le somme corrisposte dal coniuge a titolo di quota di mutuo versata in sostituzione dell’assegno di mantenimento, nel caso in cui l’altro coniuge abbia comunque rinunciato all’assegno di mantenimento;
le maggiori somme corrisposte al coniuge a titolo di adeguamento Istat sono deducibili solo nel caso in cui la sentenza del giudice preveda espressamente un criterio di adeguamento automatico dell’assegno dovuto;
gli assegni alimentari periodici corrisposti dal contribuente all’ex coniuge, tramite trattenute sulle rate di pensione, sono deducibili anche qualora tali importi siano utilizzati dal contribuente in compensazione di un credito vantato nei confronti dell’ex coniuge per somme eccedenti al dovuto che sono state versate in suo favore;
• non è deducibile l’assegno corrisposto al coniuge, come una tantum, anche se il relativo pagamento avviene in maniera rateizzata;
• è deducibile anche il cosiddetto “contributo casa”, ovvero le somme corrisposte per il pagamento del canone di locazione e delle spese condominiali dell’alloggio del coniuge separato che siano disposti dal giudice, quantificabili e corrisposti periodicamente.
In tutti i casi è necessario conservare:
• la sentenza di separazione o divorzio per prendere visione della somma riportata sull’atto e, se previsto, la rivalutazione di tale importo;
• i bonifici ovvero le ricevute rilasciate dal soggetto che ha percepito la somma per verificare gli importi effettivamente versati nel 2016.

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Detrazioni fiscali per acquisto immobili durante il 2017

E’ stata prorogata a tutto il 2017 l’agevolazione fiscale prevista per acquisti di immobili abitativi in classe energetica A o B di nuova costruzione: gli acquirenti persone fisiche possono portare in detrazione dall’Irpef il 50% dell’Iva applicata in fattura dal costruttore.


Per essere ammessi al beneficio fiscale l’acquisto dell’immobile deve perfezionarsi nel periodo compreso tra il 1° gennaio 2016 ed il 31 dicembre 2017. A tal fine è rilevante la data di trasferimento della proprietà e non la semplice stipula del contratto preliminare di compravendita, pur se integrata dal versamento da parte dell’acquirente di acconti prezzo o caparre confirmatorie.
Come per le detrazioni Irpef anche per le ristrutturazioni edilizie, lo sconto fiscale in questione non può essere fruito interamente nell’anno d’imposta in cui si procede all’acquisto ma deve essere ripartito su un periodo di dieci anni (anno di acquisto dell’immobile e nove successivi). A differenza di quanto previsto per il bonus per ristrutturazioni edilizie, per il quale è previsto un plafond massimo di fruibilità pari a € 48.000/€ 96.000, la detrazione Irpef in questione non è soggetta ad alcun limite.
Il vostro consulente vi può aiutare a districarvi nella normativa.
Sono comunque agevolati gli acquirenti “soggetti passivi Irpef”, dunque persone fisiche, imprenditori individuali e tutti i soggetti che producono redditi in forma associata quali società semplici, S.n.c., S.a.s. per gli immobili non rientranti fra i beni strumentali o merce.
Relativamente, invece, al lato del venditore la norma parla di cessioni effettuate da parte di “imprese costruttrici”; pertanto, rientrano certamente in questa categoria le imprese che hanno costruito l’immobile ex novo (direttamente o mediante contratto di appalto). L’agevolazione è estesa anche alle cessioni da parte di imprese che abbiano realizzato sugli immobili esclusivamente lavori di ripristino o, comunque, di ristrutturazione. Se invece il costruttore si sia limitato a una mera manutenzione straordinaria sull’abitazione, nella compravendita non sarà in alcun modo applicabile l’agevolazione in questione.
La detrazione non si applica soltanto agli acquisti della “prima casa” ma anche agli acquisti della “seconda casa” o della “terza casa”, comprese le abitazioni di lusso; dovrà tuttavia trattarsi sempre di immobili aventi destinazione residenziale. L’agevolazione in esame può applicarsi inoltre anche alla pertinenza dell’unità abitativa (posto auto, box, cantina, etc.) realizzata o ristrutturata in classe energetica A o B, a condizione che l’acquisto della stessa avvenga contestualmente all’acquisto dell’unità abitativa e l’atto di acquisto dia evidenza del vincolo pertinenziale.
Peraltro, è prevista anche la possibilità di cumulare – seppure con determinati limiti – la detrazione in questione con altre agevolazioni fiscali connesse agli immobili. Ad esempio, nel caso di acquisto di un’abitazione in classe energetica A o B, facente parte di un edificio interamente ristrutturato dall’impresa di costruzione, l’acquirente sarà ammesso sia alla detrazione del 50% dell’Iva sull’acquisto, sia alla detrazione Irpef del 50% calcolata sul 25% del prezzo di acquisto dell’immobile (articolo 16-bis, comma 3, del Tuir).
Nel rispetto del principio generale secondo cui non è possibile far valere due agevolazioni sulla medesima spesa, tuttavia, il 50% dell’Iva già recuperato con la detrazione per gli immobili “a risparmio energetico” dovrà essere “scorporato” dal prezzo di vendita su cui computare il 25% previsto per gli acquisti di immobili facenti parte di fabbricati interamente ristrutturati, onde evitare duplicazioni.
Infine, va ricordato che la detrazione Irpef per l’acquisto di immobili in classe energetica A o B è basata sull’Iva pagata dall’acquirente nel corso dell’anno secondo il “principio di cassa”.

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Novità per i contratti di locazione concordati e 3+2

Dal 30 marzo scattano le novità per i contratti di locazione concordati a cominciare dall’estensione della formula “3+2” a tutti i comuni, anche piccoli.

Le novità
1) per stipulare un contratto concordato non c’è più l’obbligo dell’assistenza delle organizzazioni di proprietari e inquilini.
2) i contratti “3+2” possono essere stipulati per le abitazioni ubicate in tutti i comuni, non sono più riservati ai soli centri urbani ad «alta tensione abitativa».
Gli adeguamenti del canone, salvo che il locatore opti per la cedolare secca, non potranno essere superiori al 75% della variazione dell’indice ISTAT.
3) contratti “transitori”: non superano i 18 mesi e possono essere stipulati in tutti i comuni. In questo caso deve essere specificato il motivo della transitorietà, da provare (se la durata supera i 30 giorni) con apposita documentazione;
4) contratti fino a 30 giorni:  affitto e ripartizione degli oneri accessori sono rimessi alla libera contrattazione delle parti.
5) contratti per studenti universitari: possono riguardare immobili siti nei Comuni sede di università, di corsi universitari distaccati e di specializzazione, e comunque di istituti di istruzione superiore nonché nei comuni limitrofi e qualora il conduttore sia iscritto ad un corso di laurea o di formazione post laurea in un comune diverso da quello di residenza. Possono avere durata da 6 mesi a 3 anni, rinnovabili salvo disdetta del conduttore da comunicarsi almeno un mese e non oltre 3 mesi prima.

Agevolazioni fiscali
1) il reddito imponibile dei fabbricati locati è ridotto del 30%,
2) se si sceglie la cedolare secca:
– l’aliquota è ulteriormente ridotta al 10% in presenza di contratti relativi ad abitazioni ubicate nei comuni ad “alta tensione abitativa”;
– la cedolare sostituisce le imposte di registro e di bollo sul contratto di locazione,  sulla risoluzione e sulle proroghe.

Detrazioni fiscali
1) Ai soggetti titolari di contratti di locazione relativi ad abitazione principale, stipulati o rinnovati, spetta una detrazione pari a:
€ 495,80, se il reddito complessivo non supera € 15.493,71;
€ 247,90 se il reddito complessivo supera € 15.493,71 ma non € 30.987,41.
2) Ulteriore detrazione riguarda:
i lavoratori dipendenti che hanno trasferito o trasferiscono la propria residenza nel comune di lavoro o in uno di quelli limitrofi nei 3 anni antecedenti quello di richiesta della detrazione, e siano titolari di contratti di locazione di unità immobiliari adibite ad abitazione principale degli stessi e situate nel nuovo comune di residenza, a non meno di 100 Km dal precedente e comunque al di fuori della propria regione;
i giovani dai 20 ai 30 anni, che stipulano un contratto da destinare a propria abitazione principale, sempre che la stessa sia diversa dall’abitazione principale dei genitori o di coloro a cui sono stati affidati.
In tali casi, spetta una detrazione, per i primi 3 anni pari a:
– € 991,60, se il reddito complessivo non supera € 15.493,71;
– € 495,80, se il reddito complessivo supera € 15.493,71 ma non € 30.987,41.
Le suddette detrazioni da ripartire tra gli aventi diritto, non sono tra loro cumulabili e il contribuente ha diritto, a sua scelta, di fruire della detrazione più favorevole.
3) con i contratti a canone concordato, a prescindere dal luogo di ubicazione, ai fini Imu/Tasi l’imposta è determinata applicando riduzione al 75%.

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